31/12/2018 - L'Euro compie 20 anni.

Era il primo gennaio 1999 quando venne creata la moneta unica.
 
Domani - 1 gennaio 2019 - l'Euro compirà ufficialmente 20 anni. Creato formalmente il primo gennaio 1999, quando 11 Paesi Ue tra cui l'Italia hanno lanciato la moneta comune europea, oggi è adottato da 19 Stati membri e fa parte della vita quotidiana di 340 milioni di europei.
 
Circa 60 Paesi nel mondo hanno legato in un modo o nell’altro loro valuta nazionale all’euro. "20 anni dopo, sono convinto che quella fu la firma più importante che io abbia fatto", perché "l'Euro è diventato un simbolo di unità, sovranità e stabilità", ha ricordato il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker, unico uomo politico ancora attivo che firmò il Trattato di Maastricht con cui di fatto si gettarono le basi per l’euro.
 
Il primo gennaio 1999 l'euro venne introdotto per tutte le modalità di pagamento non fisiche, come i trasferimenti elettronici, ai tassi di cambio fissati dal Consiglio europeo, l'istituzione Ue che riunisce i capi di Stato e di governo, sulla base dei valori di mercato delle divise nazionali al 31 dicembre 1998. Il primo gennaio 1999 l'euro sostituì la lira italiana (il cambio fu fissato a 1.936,27 lire per un euro), il franco francese, il franco lussemburghese, il franco belga, il fiorino olandese, l'escudo portoghese, il marco tedesco, il marco finlandese, la peseta spagnola, lo scellino austriaco e la sterlina irlandese. La Grecia si aggiunse 2 anni dopo, essendo rientrata nei parametri nel corso del 2000, abbandonando la dracma. 
 
Sono passati poi all'euro gli altri 7 Paesi che oggi fanno parte dell'Eurozona: la Slovenia, che ha abbandonato il tallero dal gennaio 2007; Cipro, che ha lasciato la lira nel gennaio 2008, come Malta (che aveva la lira maltese); la Slovacchia, senza la corona dal gennaio 2009; l'Estonia, che ha abbandonato la corona estone nel 2011; la Lettonia, orfana del lats dal 2014, e infine la Lituania, che ha abbandonato il litas nel 2015.“
 
Il Trattato di Maastricht fissava i parametri che gli Stati membri dovevano rispettare per partecipare alla nuova valuta: deficit pari o inferiore al 3% del Pil; rapporto tra debito e Pil inferiore al 60%; un tasso di inflazione non superiore di più di 1,5 punti percentuali rispetto alla media dei tre Stati membri a più bassa inflazione; l'appartenenza per almeno un biennio al Sistema Monetario Europeo. L'Italia sarebbe stata fuori, perché il debito pubblico già allora superava largamente il 60% del Pil; ma venne inclusa, perché ritenuta in grado di poter rientrare nel medio periodo all'interno dei parametri. Da quella scelta derivano i vincoli di bilancio che l'Italia ha tuttora e che ogni anno portano i vari governi a trattare le manovre economiche con la Commissione Europea.