30/07/2021 - La Commissione europea punterà sullo smart working anche per il post Covid-19.

I lavori delle istituzioni Ue sempre più il modalità smart. L'esecutivo abbandonerà la metà degli edifici entro 10 anni a Bruxelles.
 
La Commissione europea sta riflettendo su come adattare i lavori a palazzo Berlaymont a un futuro che sarà diverso dopo la pandemia, integrando sempre più lo smart working con cui è stata costretta a confrontarsi a causa del virus con il modello di lavoro in presenza del pre-crisi: una comunicazione sulle risorse umane arriverà in autunno e ci sarà spazio per un nuovo equilibrio tra lavoro a distanza e lavoro in presenza.
 
A confermarlo è stato Balazs Ujvari, portavoce della Commissione europea, durante il briefing con la stampa rispondendo alle domande di un giornalista sulle indiscrezioni pubblicate da Politico, che hanno raccolto indiscrezioni che circolano da tempo tra i dipendenti delle istituzioni europee su come il telelavoro sarebbe diventato centrale nel dibattito europeo con la ripresa delle attività.
 
Citando un documento interno di negoziati, il sito web scrive che la Commissione proporrà ai suoi dipendenti di trascorrere almeno il 40% della loro settimana lavorativa (2 giorni alla settimana) in ufficio e almeno il 20% (1 giorno alla settimana) a lavorare da casa, pur rimanendo non distanti dal luogo di lavoro; difatti anche in questo anno e mezzo di pandemia i dipendenti in generale non sono stati autorizzati a lasciare la città nella quale ha sede il proprio ufficio, pur lavorando esclusivamente dal loro PC senza recarsi sul luogo di lavoro.
 
Lo smart working, con la crisi legata alla pandemia, è cresciuto in maniera importante in tutti i Paesi europei, compresa l’Italia, dove precedentemente era molto limitato, coinvolgendo neanche il 5% dei lavoratori dipendenti. Dopo una prima fase di impreparazione dovuta al fatto che nessuno si sarebbe aspettato lo scoppio di una pandemia, già nelle prime settimane di marzo 2020 la Commissione europea ha abbassato la saracinesca per cercare di frenare i contagi dentro le istituzioni, ai funzionari in posizioni “non cruciali” era stato chiesto di rimanere a casa in telelavoro. Già l’estate scorsa la gran parte dei funzionari ha fatto di nuovo ingresso negli uffici in formato ridotto e con turni, per cercare di limitare al minimo i contatti interpersonali. A lavorare tra le mura di un ufficio non sono certo solo i commissari, ma tutti i funzionari europei – tra giuristi, economisti e via così – che compongono le DG (Direzioni Generali), ciascuna responsabile per i vari ambiti politici. 
 
“L’ultimo anno ci ha messo alla prova e come tanti altri uffici di pubblica amministrazione al mondo abbiamo dovuto trasformare il nostro modo di lavorare e ora sono in corso riflessioni per cercare di incorporare il telelavoro nei nostri metodi di lavoro anche nell’era post-Covid”, ha confermato il portavoce. Le esperienze di lavoro imposte per necessità dalla crisi “sono state estremamente positive” e per questo “ci sono state riflessioni in corso”.
Le dichiarazioni del portavoce riguardano solo la Commissione europea, ma è possibile che riflessioni di questo genere siano in corso anche dentro al Parlamento europeo – che per lo più ha lavorato a distanza, votando anche da remoto durante le sessioni plenarie – e anche il Consiglio dell’Ue, che per lungo tempo ha ridotto al minimo gran parte delle sue riunioni, organizzando le altre in modalità virtuale.